Questa crisi economica mi indigna. La scarsa o nulla reattività della classe dirigente, politica e non, mi indigna. il fatto che nessuno paghi mi indigna. Le violenze dei cortei mi indignano. Chui le strumentalizza mi indigna. Chi le giustifica mi indigna. Chi fa demagogia mi indigna. Chi eccita gli animi mi indigna. Chi si fa solo i fatti suoi mi indigna. Chi è in buona fede ma si fa dominare dalle passioni peggiori e si fa manipolare dai cattivi maestri, un po' mi indigna, un po' mi fa pena. Ho aspettato qualche giorno a riversare per scritto le complesse emozioni di questi giorni. per la verità sono alcuni anni che le interiora mi ribollono, che dalla mia posizione di osservatore privilegiato vedo arrivare venti di tempesta e al contempo vedo troppa disinvolta superficialità intorno a noi. Non solo tra i politici, ma soprattutto nella società. E' per questo che ora mi indigno ancor di più vedendo quel che avviene. L'egoismo con cui ci si arrocca a difendere i propri privilegi, senza rendersi conto del quadro generale. E' come se la barca stesse affondando in mezzo alla tempesta e invece di remare nella stessa direzione ciascuno usa il suo remo per picchiare gli altri.
Per questo dico: anch'io sono indignato, più di molti altri, perché più consapevole. Ma non sono un indignados. Sento anch'io montare dentro di me la rabbia come uno tsunami. Ma cerco di fare argine, di incanalare questa forza travolgente per trasformarla in energia. Per questo capisco i manifestanti, ma non ne condivido molte cose. Mi sembrano troppo spesso cani che ululano alla luna. C'è motivo di essere arrabbiati. Ma c'è soprattutto motivo di rimboccarsi le maniche, di darsi da fare per tirarci fuori da una situazione davvero difficile. Richiede molta più fatica, uno sforzo molto più grande di una sfilata, ma è necessario, e urgente. Bisogna fare. Non bisogna rassegnarsi alla crisi, al predominio di una politica corrotta e insensibile. Ma non bisogna neanche cedere ai sentimenti più inutili, dare retta alla pancia, alimentare rabbia, rancore. Darla vinta alla pars destruens. E' il momento più che mai di dare forza alla pars construens, l'unica per la quale valga la pena di impegnarsi. Ma certo richiede che ci si dia da fare, che si sudi, che si vada incontro anche a delusioni, amarezze, che ci si metta in gioco, che ci si confronti con altri trovando insieme una via di uscita. Ma è necessario epr essere parte della soluzione. L'unica alternativa è la scorciatoia che porta invece ad essere parte del problema. E' senz'altro più facile gridare la rabbia, individuare colpevoli (ce ne sono di colevoli, ce ne sono, altroché, ma non funziona il rito di scaricare tutte le colpe su qualcuno in modo che magicamente i problemi si risolvano), ripetere stanchi slogan (e poi, come non si fa a non capire che la guida di questi movimenti, quelli che li strumentalizzano, sono sempre gli stessi, cambiano solo nome, autonomi, anarchici, centri sociali, no global, no tav, viola, indignados e camaleonti vari). E' più facile farsi una passeggiata di protesta ogni tanto, sentirsi massa, è una questione di cultura moderna: clicco un 'mi piace' (che non mi chiede nulla, non mi costa nulla) e penso di aver dato un grande contributo alle cause mondiali, e invece non ho fatto proprio niente. Forse ho solo ingannato la mia coscienza. O forse magari è un piccolo timido segno di risveglio, un primo passo, che è sempre meglio di niente. Ma non è questa la soluzione.
La soluzione è impegnarsi, mettersi in gioco, fare la propria parte, essere una goccia nell'oceano, quella goccia infinitesimale che, diceva madre Teresa di Calcutta, mancherebbe se io mi astenessi. Non è l'ora di astenersi. E' l'ora di recuperare l'etica della responsabilità, dell'impegno. A partire da se stessi, dal proprio cuore. Dal mettersi in discussione. Questo blog si ispira alla "conversione": questo è quel che serve. Solo la conversione del proprio cuore può avviare un cambiamento rivoluzionario. Può trasformare noi stessi, chi ci sta vicino, l'ambiente che ci circonda, potenzialmente il mondo. E dalla conversione non può derivare una chiusura intimistica: la conversione porta a prendere atto della realtà (il blog cerca anche la verità, come vedete non sono cose tanto lontane dalla realtà quotidiana, dalla vita di ciascuno di noi) e porta a reagire alla realtà che incontriamo, per cercare di farne parte con l'impegno di migliorarla. Capisco la rabbia, mi freme in ogni filamento del mio corpo, ma sfogarla non serve. Serve trasformarla in energia per darsi da fare, per cambiare il mio cuore e poi il mondo. Anche la crisi economica si può combattere così: sono slogan vuoti "noi la crisi non la paghiamo", azzeriamo il debito", "dateci lavoro" e tutto il resto. Il contenuto è capire quale sia davvero la realtà, per fare la propria parte per trasformarla.
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