Papa
Benedetto XVI non è il sedicesimo Papa di nome Benedetto. Come Papa Giovanni
XXIII non è il ventitreesimo Giovanni. E altri come loro. L’elenco dei nomi dei
Pontefici, e dei numeri ordinali che li seguono, a uno sguardo attento riserva
qualche sorpresa. A volte dovute alle vicende complesse della storia. Altre
volte a pura sbadataggine. L’Annuario Pontificio tiene aggiornata ogni anno la
lista ufficiale dei Pontefici che sono stati vescovi di Roma e quindi Papa da
San Pietro in poi. 265 nomi storicamente consolidati, ma nel caso anche
aggiornati secondo i più recenti studi critici, soprattutto in merito a qualche
periodo più oscuro della storia dell’Europa e anche della Chiesa. Non un
aggiornamento in base a meriti morali, ma solo secondo criteri storici ed
eventualmente in qualche caso giuridici, laddove sorgano nuovi elementi per
valutare la legittimità o meno di un Papa o aspirante tale. Nonostante questo
ammirevole lavoro, nei periodi passati qualche confusione è stata fatta, e così
si è finiti persino per sbagliare qualche nome di Papa regnante. Più d’uno, per
la verità.
La verità vi farà liberi (Gv.8,32). Liberi e forti (don Sturzo). Il nostro mondo ha bisogno di un'inversione a U. Ma di un'inversione che sia conversione. Conversione del cuore. Conversione alla verità. Per essere liberi. E poiché liberi, forti.
lunedì 11 marzo 2013
Sul nome dei Papi, curiosità e qualche errore
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venerdì 8 marzo 2013
martedì 18 dicembre 2012
Benigni senatore a vita. Nonostante qualche appunto
Roberto Benigni senatore a vita. È una proposta seria, che
pur non esclude di fargli qualche pulce con la matita rossa. Non si vede perché
no, chi ci sia oggi meglio di lui, chi abbia al contempo più presa sugli
italiani e più amore per l’Italia. La Costituzione (da lui illustrata lunedì sera nei
principi fondamentali) dice che possono essere nominati senatori a vita
personaggi che abbiano “illustrato la Patria per altissimi meriti
nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”.
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martedì 11 dicembre 2012
Serve Mario Monti.
10 dicembre 2012
Sentiti ringraziamenti a Pierluigi Bersani. Ieri il
segretario del Partito Democratico e candidato premier della sinistra ha fatto
chiarezza su diverse cose. Forse non era sua intenzione, ma questo è il
risultato. “Ho sempre detto che Mario Monti deve essere ancora utile per il
Paese, per questo sarebbe meglio che rimanesse fuori dalla contesa”, ha
risposto a chi gli ha chiesto cosa ne pensasse di un impegno del premier alle
prossime elezioni. E in un’intervista al Wall Street Journal,, ad una domanda
riguardo alla possibilità che dalle prossime elezioni non si raggiunga una
chiara e stabile maggioranza di governo, Bersani ha risposto che vi sarebbe
un’unica soluzione: “nuove elezioni”, escludendo quindi l’idea di un nuovo
governo tecnico. Insomma, provo a tradurre: il vero avversario della sinistra è
Mario Monti, di fronte al quale la sinistra potrebbe non vincere le elezioni (e
questa ammissione nella situazione attuale è un clamoroso segno di debolezza). Monti
è il vero rivale, quello capace di essere più credibile, più serio, più
competente, di rispondere meglio alle esigenze del Paese e di una vasta area
sociale che in Italia ora non è rappresentata, perché si sente illusa e tradita
da Berlusconi ma certo non si fida della sinistra.
Berlusconi e il PDL sfiduciano l'Italia
7 dicembre 2012
“Oggi siamo qui
a dire che consideriamo conclusa l'esperienza di questo Governo”. Con queste
parole Alfano ha provato ieri a seppellire l’Italia. Ancora una volta il
teatrino delle ombre pidielline ha scelto sempre più nettamente la strada del
populismo e degli interessi personali di pochissimi. Perché deve essere chiaro
che non si tratta neanche della difesa di una classe sociale come la media
borghesia che al contrario oggi è devastata proprio perché dal PDL è stata
illusa e tradita.
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martedì 20 novembre 2012
Cattolici e liberali
Cattolici e liberali sono compatibili? No, secondo la secca
risposta con cui Luca Ricolfi conclude un interessante editoriale su La Stampa a commento della
rinascita del centro. Un editoriale molto acuto e ricco di spunti stimolanti,
con analisi corrette e l’enunciazione di realtà crude ma con cui fare i conti.
Ma al contempo uno scritto che passando dalla parte analitica a quella delle
conclusioni si spinge un po’ oltre il necessario, aggiungendo legittimamente
una sfiducia che però è personale. E il rapporto tra cattolici e liberali ne è
lo specchio: proveremo a vedere come le due realtà non solo siano compatibili,
ma abbiano storicamente collaborato molto molto spesso, e in certi casi
addirittura coincidano.
mercoledì 10 ottobre 2012
Operazioni cieli bui, luci della città
E ritornammo a riveder le stelle. Scrissi questo commento/idea l'8 gennaio del 2010...
Osvaldo
Luci
della città
Riveder
le stelle
La luce è vita. È sviluppo, è sicurezza. In città portare la
luce negli angoli bui vuol dire fare un salto di qualità a zone fino a quel
momento degradate, pericolose. Eppure oggi in città di luce ce n’è forse pure
troppa. E poi capita di trovare zone pubbliche dove l’illuminazione manca per
un periodo prolungato. Problemi di manutenzione, ma a volte anche il sospetto
che si chiuda un occhio sul buio di interi quadranti di lampioni, magari a
rotazione, per risparmiare un po’ di costo dell’energia sugli affannati budget
comunali. Eppure, sorpresa, può succedere di accorgersi che non sono sempre un
dramma i lampioni spenti su qualche tratto di strada o in qualche area che vive
solo di giorno. Anzi, magari si riesce a vedere le stelle, uno spettacolo ormai
dimenticato nelle nostre città. E a volte ci si rende conto che ci sono eccessi
di luce, fonti di illuminazione superflua, doppioni che portano solo
inquinamento luminoso e costano moltissimo alle nostre tasche.
Si possono
razionalizzare
i piani di
illuminazione?
Dovremmo ormai aver capito quanto l’energia sia un bene
prezioso, raro e costoso, il cui spreco non fa bene al pianeta. Allora forse le
città potrebbero ripensare interamente i loro piani di illuminazione, con una
razionalizzazione complessiva. Portare la luce dove serve, per la sicurezza. E
risparmiarla dove si può. Magari in certe strade bastano i fari delle auto. E
in qualche angolo, con la sicurezza garantita, uno sguardo alla Via Lattea può
valere più di qualche lampione. O in certi quartieri la luce può venire dalle
tante insegne accese: ecco, non si potrebbe pensare a un bilanciamento con le
insegne dei negozi? Degli sgravi in cambio dell’illuminazione? È un’idea.
Finché un giorno si potrà sognare di lampioni alimentati a pannelli solari o
piccole pale eoliche, chissà. In fondo si elevano verso il cielo, no?
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