martedì 21 febbraio 2012

Famiglia cuore della società

Cosa può fare la politica per le famiglie italiane? Ha ancora un senso parlare di famiglia? Perché in un momento di crisi, tagli e sacrifici bisognerebbe avere un occhio di riguardo per la famiglia? È solo un discorso ideologico cattolico? Se ne è parlato ieri a Roma al Convegno “Famiglia e Politica: un binomio possibile?”, organizzato dall’on. Luisa Santolini, aperto dal ministro Andrea Riccardi e al quale sono intervenuti tra gli altri Rocco Buttiglione, Pierferdinando Casini, Francesco Belletti e Stefano Zamagni. E la risposta alla domanda sembra ovvia in certi ambienti, ma in realtà è ormai da rispiegare in gran parte della società e degli ambienti politici anestetizzati rispetto a questo tema. La risposta dice che la famiglia è laicamente il fulcro della società, è l’elemento costitutivo del nostro mondo, quello che crea rete sociale, capitale sociale, relazioni, la famiglia rappresenta il futuro per mezzo dei figli. E tutto questo non solo in termini morali, astratti, fideistici. No. Stiamo parlando di concreti vantaggi persino economici per tutta la società italiana. È sulla famiglia che si regge l’economia italiana. La famiglia è l’unico ammortizzatore sociale realmente funzionante. Ed è il miglior centro assistenziale e anche sanitario, costretta a farsi carico di tanti, troppi enormi problemi, sostenendo costi per il sistema sanitario che poi non rende quello che prende. Di questi giorni poi sono indagini che mostrano come in Italia il lavoro si trovi soprattutto attraverso conoscenze familiari, altro che agenzie di collocamento. Ma la realtà è ancora un po’ più profonda. I figli sono l’unica garanzia del funzionamento del futuro sistema previdenziale: la crisi del sistema delle pensioni è legata anche alla crisi demografica. E l’educazione dei figli è il punto centrale della costruzione dei cittadini di domani, anche questo non solo con importanti risvolti civici, ma anche con risvolti economici: infatti quanti costi deve sostenere la comunità in conseguenza di cattivi cittadini, di problemi di ogni genere che potrebbero essere limitati se la lotta al disaggio e al disadattamento potesse davvero cominciare in famiglia. Quale differenza di livello culturale e quindi anche lavorativo c’è tra un paese che si prende cura dei propri figli, li fa studiare (davvero, non di facciata), li motiva, e un Paese dove questo non avviene, anche perché le famiglie non hanno la possibilità (a sua volta culturale, economica, sociale) di far progredire i propri figli. Le statistiche dicono che sta crescendo una generazione di giovani disoccupati, e tra questi troppi sono quelli che né lavorano né studiano e si formano. Quanto in questo c’entra anche l’abbandono in cui la famiglia è relegata? Ecco gli infiniti motivi laici per cui bisogna ripartire dalla famiglia, e per i quali la politica ha il dovere di agire concretamente in favore della famiglia. Non si tratta di piccoli provvedimenti di facciata (meglio cominciare da qualcosa che da niente), si tratta di portare avanti una rivoluzione che metta la famiglia al centro delle politiche sociali del governo. Prima di tutto delle politiche fiscali, col quoziente familiare per i figli, ma andando ben oltre considerando in toto il nucleo familiare come referente dello Stato e su questo impostando tutto. Ci sarebbero anche grandi risparmi, basti pensare a una sanità più efficiente e più calda e sicuramente meno cara se le famiglie fossero aiutate direttamente ad affrontare tante questioni (le malattie, gli anziani, anche i bambini) invece che farli prendere in caro a un servizio sanitario cui costano molto di più e dove trovano inevitabilmente meno efficienza e infinitamente meno calore. Lo stesso si può dire per l’istruzione: checché se ne dica, le scuole paritarie fanno risparmiare allo Stato un sacco di soldi. Ecco, questi temi (è uno degli argomenti del convegno di ieri cui erano presenti esponenti importanti di varie aree politiche come Beppe Fioroni) sono un altro importante aspetto politico che può unire i moderati italiani al di là delle scorie delle faziosità che ormai ci stiamo lasciando alle spalle.

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