È stato notato il radicale mutamento nello stile di comunicazione di questo governo rispetto ai lustri più recenti. È una questione che investe con evidenza l’istituzione governo, in confronto coi precedenti, ma il segno del marcato cambiamento va ben oltre, in quanto è fortemente percepibile come sia cambiato l’ambiente della comunicazione, lo stile di tv e giornali. Niente più lustrini e fuochi d’artificio, ma molta, molta sobrietà. È un buon segnale, il simbolo più evidente di quello che auspichiamo possa essere un più profondo cambiamento sociale all’insegna della serietà e della responsabilità. È un cammino lungo e faticoso e pieno di incertezze, ma è un buon cammino.
Però deve essere chiaro che il silenzio non equivale alla soluzione di una comunicazione migliore. Comunicare meglio, con più sobrietà e serietà, è l’obiettivo. Ma è necessario comunicare. Ben venga quindi la presenza del presidente Monti in tv. La rinuncia alla perniciosa politica degli annunci e della propaganda non vuol dire smettere di comunicare. E non basta neanche pretendere di comunicare con i fatti. Primo, perché i fatti di questo governo avranno bisogno di tempo per manifestare gli effetti positivi. Secondo perché comunicare vuol dire mettersi in sintonia con chi deve ricevere il messaggio, significa farsi capire, non arroccarsi e pretendere che il ricevente decodifichi un messaggio che non è adeguato a lui. Questo è il rischio di questo governo di tecnici e professori che potrebbe pensare di non avere bisogno del consenso. Al contrario, ne ha molto bisogno. Deve parlare con la gente, deve fargli capire quali misure vengono prese e perché, deve provvedere a spiegare bene che i sacrifici sono necessari in vista di un miglioramento e in contrapposizione al rischio serio di un peggioramento. Deve trovare il modo di dire la verità, e di farla digerire. Non può stare arroccato.
Anche in questo i partiti devono aiutare il governo. Prima di tutto devono smetterla di nascondersi dietro un dito, di approfittare del governo tecnico per scaricargli tutte le responsabilità e rifarsi una verginità elettorale. È il tempo dell’assunzione della responsabilità, è il tempo di mettercela tutta per salvare il Paese, è il tempo nel quale bisogna essere orgogliosi di fare il proprio dovere – sia esso tecnico, politico o civico, ciascuno secondo i ruoli – per contribuire a rilanciare l’Italia. Il governo dev’essere la punta di diamante di quest’impresa, non l’elemento dietro cui mascherare le proprie impotenze. Ma non basta che i partiti si limitino a non ostacolare e contraddire la comunicazione del governo. Devono fare di più. Proprio per la loro responsabilità politica, per il loro ruolo di rappresentanza, per la loro presenza sul territorio nazionale, devono assumersi la responsabilità di cinghia di trasmissione del governo. Devono fare da tramite con i cittadini, assumersi in pieno la responsabilità di spiegare ai cittadini quanto sta avvenendo. Devono fare politica nel senso più pieno e nobile, devono dimostrare davvero di essere classe dirigente, cioè capace di guidare. La comunicazione politica finora è stata inseguire i sondaggi e cercare di capire cosa la gente voleva sentirsi dire, per guadagnare consenso. È tempo di tornare a costruire il consenso, che è cosa diversa e investe la propria responsabilità. Significa smetterla di far la gente contenta e imbrogliata, e piuttosto ricominciare a indicare mete che vale la pena di raggiungere ma che richiedono l’impegno di tutti. Bisogna aggregare i cittadini intorno a impegni e obiettivi, non solo con promesse a vanvera.
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